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June 16 l'incontroE finalmente eri qui, non sapevo quello che avrei provato vedendoti ma questo era solo un particolare. Quello che contava, quello che volevo, era sfiorarti. Volevo sentire il tuo odore, cogliere una sfumatura per colmare il vuoto che cominciavo a sentire dentro. Finora ti avevo percepito. Come un’idea a cui dai corpo, così ti avevo plasmato, cresciuto dentro di me. Ti sentivo, respiravi con me, pensavi con me, eri me…. Ma ora era arrivato il momento di partorirti e non sapevo se esserne felice o meno. Da quel momento non saresti stato più mio, saresti diventato una persona con pensieri e voglie sue, avrei dovuto mediare tutto ciò che invece era stato insito, connaturato. Avevo studiato ogni cosa per quell’incontro, tutto apparentemente semplice. Niente di finto, avevo rinunciato ad usare ogni arte o artifizio, volevo presentarmi così com’ero non volevo compromessi con me stessa. Detestavo quel sottopormi a giudizio, quell’offerta di me. Pensaci, ti avevo dato il meglio di me, l’essenza del mio essere, ma, l’incontrarti mi banalizzava, diventavo Lei e se non ti fossi riconosciuto in me? Più mi guardavo e meno mi piacevo, non ero io quell’immagine riflessa. Non mi somigliava quella donna che riempiva lo specchio che mi nascondeva ai tuoi occhi. Saprai riconoscermi? Saprai andare oltre? La notte insonne era tutta nei miei lineamenti gonfi, gli sciocchi tentativi di farmi bella, mi avevano coperto il viso di fondotinta e fard a chiazze, quasi con accanimento, avevo cancellato dal mio viso ogni cosa di me, una maschera anacronistica che offrivo in fiera. Mi ero ingolfata in un maglione e in un pantalone informi. Avanti giudicami! Una corsa per essere da te o forse per scappare dalla voglia di rinunciare, un attimo ed eravamo insieme finalmente. Non ti ho quasi guardato, mi sentivo impietosamente ridicola. Ma ho cercato i particolari. Ho cercato di capirti attraverso le piccole cose. Il cruscotto della macchina, le cose lasciate in giro. Ti ho annusato e il tuo odore non mi era familiare. Il primo distacco è stato quello: non avevi odore o meglio non avevi l'odore della tua vita a cui io ero estranea. Ho una vita olfattiva. Ricordi, giornate felici, la mia infanzia, i miei amori hanno tutti un odore un qualcosa che ogni tanto riaffiora e mi fa battere il cuore. Mamma con il suo profumo leggero ma sempre presente, era nei suoi movimenti nei suoi abbracci. Era fresco, pulito sapeva di buono. Il profumo delle gite a mare, il profumo delle brioches calde che papà ci portava quando uscivamo da teatro nelle sere d’estate. Il profumo della cioccolata di quelle domeniche mattina quando nel lettone si faceva colazione tutt’insieme. L’odore di Roberto quando mi ha abbracciata quella sera d’inverno sotto la pioggia. Per tutta la sera avevo cercato di convincermi che non potevo avere una storia con lui, ma il suo odore caldo, vivo mi è entrato subito dentro….e poi l’odore del distacco acuto ferino acido. Tu per me non hai ancora odore, c’è qualcosa che m’impedisce di sentirlo, ti stai paludando lo sento. Non sei libero, non sei sereno e ne ho la conferma dal tuo viso rigido anche mentre sorridi. Non ti guardo negli occhi ho paura che tu ci legga questo mio primo distacco. Tu non ti accorgi di nulla e non so se la cosa mi faccia piacere. Mi prendi la mano ma non sento nulla. Non ho battiti accelerati, non ho un’emozione precisa a riscaldarmi il cuore. Ma lascio correre ho un problema tecnico da risolvere, non so dove portarti, non so che piega dare a questa giornata. Perché mi sono lanciata in quest’impresa? TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://lucedamore.spaces.live.com/blog/cns!E2DD2D71C6E47298!140.trak Weblogs that reference this entry
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