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June 18 incontro 2La mia testa torna a lavorare, non riesco a concedermi una tregua, cerco sempre di eliminare le emozioni per sentirmi fuori dal gioco e così ancora una volta mi ritrovo più distante da te. Non mi sento più sotto giudizio, non mi sento più fragile comunque vada non lascerò che tutto questo possa farmi male dentro. Finalmente la macchina si ferma. Tu mi abbracci, accarezzo il tuo collo, mi perdo tra le tue braccia sono così piccola rispetto a te. Chiudo gli occhi. Sfioro le tue labbra con le mie, lentamente quasi fosse una carezza. La tua mano trema, mi accarezza i capelli. Sento distintamente il battito del tuo cuore. Mi stringo a te. La mia mano ti accarezza e tu fremi, torno a baciarti, ti assaggio curiosa. I nostri corpi si riconoscono e quasi senza accorgermene ti sussurro: Ti amo. Resto con il fiato sospeso, quel ti amo è venuto fuori senza pensiero, sussurrato con una dolcezza che non sapevo d’aver dentro. Faccio finta di nulla, sperando che tu non l’abbia sentito e poi mi chiudo in me stessa cercando di riprendere il filo dei miei pensieri. Dovrei parlarti, dovrei fare qualcosa, vorrei spiegare quello che mi sconvolge ma non so spiegarlo a me, cosa potrei dire? Il silenzio ci avvolge, ci teniamo per mano e insieme inseguiamo sottili trame sconosciute all’altro. Ho davanti ai miei occhi la mia vita, altri amori altre storie. Poco distante da qui, una vita prima, ho provato il mio primo orgasmo vero completo. Ricordo tutto… ricordo il mio cuore impazzito, il calore e il piacere che mi scioglieva. Ricordo lui che mi prendeva il viso tra le mani e che, baciandomi gli occhi, la fronte, le guance, mi diceva: Sei mia, sei tutta mia. Ridevo felice credendo in quell’amore, credendomi sua per davvero. Dall’altra parte della strada, non più tardi di un anno fa, stringevo una strana alleanza. Creando il mio primo tentativo di spazio. Marco, separato da poco, ferito deluso ed io sempre più incerta delle mie cose. La nostra è stata una bella storia d’amore, nata per caso forse per reagire alle cose che ci soffocavano. Amici da subito, coinvolti a sorsi, amanti per poco. Tra noi l’amore era stato linfa e non ci aveva costretti in promesse o legami. Marco è ancora il mio spazio. Ti amo e che vuol dire? Credo ancora all’amore? O forse la domanda è un'altra sono capace di amare? Mi lascio prendere piano, piano da questo pensiero e lo seguo. È come una spirale di fumo, volteggia leggero, gira su se stesso e poi sale, sale e mi porta con se. Non conosco questo spazio, non conosco né le luci né gli odori. Sono nuova e nuova è la sensazione che vivo. Mi muovo a piccoli passi ho paura di urtare qualcosa, ho paura che questa malia possa spezzarsi. Mi libero delle mie paranoie, mi libero da zavorre e mi muovo leggera. Quando ho smesso di sentire? Quando il mondo è diventato piatto? Non lo so, ieri ero una giovane donna che amava poi ad un tratto non ho creduto più in me stessa. Quando mi sono ascoltata, sempre più spesso, dire “ti amo” ad un Tu sempre più numeroso mi sono sentita persa, eppure mi sembrava vero il mio sentimento in ciascuno di quegli attimi. Mi annullavo nel nulla, e come una ladra, fuggivo un'attenzione più vera, imbastendo sempre nuove storie, collezionando gli incipit per puro istinto di bellezza o per spinta a rimandare la cognizione del dolore. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://lucedamore.spaces.live.com/blog/cns!E2DD2D71C6E47298!142.trak Weblogs that reference this entry
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