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    June 23

    incontro 4

    Bella questa complicità, l’estraneità del locale ci spinge l’uno verso l’altro, ci guardano. tu abbassi il tono: Sapevo che sarebbe stato così – mi guardi – tu mi appartieni da sempre – mi lasci sospesa in una pausa. Mi guardi ancora, i tuoi occhi nei miei, la tua mano sfiora la mia, leggera impercettibile. Il mio respiro diventa il tuo, mi sento nuda davanti a te.

    Cominci piano a parlarmi di te, riconosco luoghi e tempi del tuo vivere, riconosco la mia stessa ricerca di un qualcosa che non è mai totalmente definibile. Il tuo volto diventa serio parlando del tuo matrimonio. L’amore, l’illusione d’unicità e poi l’abitudine che allontana, che appiattisce. La delusione e poi quel sentimento strano che non è più amore ma non è ancora altro. E la paura di aver perso qualcosa, di non aver vissuto, la paura di aver sbagliato tutto. Sei rapido nel dire, con pochi tratti mi rendi l’idea. Ti vedo bello giovane convinto di avere il mondo dalla tua. Sorridi quando parli dei tuoi amici, fingi indifferenza parlando delle tue donne e poi mi dici: sono altro.

    Dai per scontato che io possa vedere oltre, ti aspetti qualcosa da me. Andiamo fuori a fumare, parliamo con i proprietari restiamo a goderci questo momento. Ma continuo a chiedermi chi sei? C’è qualcosa che mi mette in allarme: il nostro essere così simili e al tempo stesso diversi. Se è vero che siamo simili allora avverti anche tu che la scintilla non è scoccata, che qualcosa dentro di me si rifiuta di credere. È stupendo il tuo entusiasmo ma il frastuono che crei serve solo ad evitare d’ammettere la verità. Mi sento respinta proprio mentre mi dici che mi ami. Ecco la diversità io quando mi metto in gioco non ho paura di nulla. Tu invece fai giochi di equilibrio, stai mentendo e la cosa peggiore è che menti a te stesso, lo sento.

    Il pomeriggio sta volando via non posso restare oltre. Torniamo a casa, improvvisamente euforici come i superstiti d’un grave incidente. Ridiamo, ci prendiamo in giro, accarezzo la tua gamba, mi sento libera.

    In un attimo siamo sotto casa mia.

    Siamo spazio – mi dici – siamo libertà.

    Perché l’hai detto? Hai risposto a qualcosa che non ti avevo chiesto. Questa demarcazione conferma i miei dubbi. Spazio, libertà una maniera indolore per dire che il grande amore resta ai margini, io e te avremo uno spazio autogestito, saremo quel momento di libertà in una vita che ci sta stretta. Insomma ti stai concedendo una relazione e la vesti di luce definendola “spazio”. Resto attonita e vado verso casa.

    Messaggi in segreteria, messaggi sul cellulare: mi hanno cercata tutti oggi… dopo, dopo…… una doccia veloce prima.

    L’acqua sul viso. Risento le tue labbra, ti riassaporo…..l’acqua sulla pelle…….la schiuma, la spugna…..il tuo sapore… mi scoppia dentro la voglia di te. Non abbiamo fatto l’amore. Ci penso solo ora. Mi guardo allo specchio, sorrido ho lo sguardo da bambina. Il corpo sveglio mi rende languida, morbida. Sto bene, so che tutto questo non potrà farmi male.

    Sorrido e spiego per l’ennesima volta il mio progetto. Ho di fronte a me due ragazzini arroganti. Sposati da poco e con l’unico problema di spendere i soldi di papà. È irritante qual loro modo di non esporsi per paura di urtare il giudizio dell’altro. Si caro. Si cara. Ma non decidono nulla! Per fortuna arriva il cameriere con i secondi. Cerco di conoscerli meglio, cerco di trovare una chiave di lettura. Ma sbatto contro un muro, non li vedo sorridere nemmeno quando parlo del loro bambino nato da pochi mesi. Sono giovani, belli, ricchi ma sono già annoiati di tutto. Ma chi di loro ha deciso di avere questa casa? La casa è solo uno dei tasselli del loro mosaico di coppia “felice” ma sono spenti. Comincio a usare il loro lessico, non spiego più nulla, assumendo l’aria di chi da per scontato che l’altro sappia… devi sapere. Prego, la salita è vostra ora. Li detesto non riuscirò a far nulla di bello con loro. Hanno bisogno di una vetrina dove esporre i mobili e le tele di papà. Basterà dire che quello che scelgo è la cosa più trend e diranno di si a tutto. Non resisto, mi alzo e vengo a chiamarti. Ti devo sentire.

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